Pesaro, 8 luglio 2017; tantissime persone, tutte diligentemente vestite di arancione, come qualcuno ha ordinato, hanno manifestato pacificamente, gridando ai quattro venti la tanto desiderata libertà. Le varie associazioni che hanno organizzato così bene l’evento, ricco di servizi, colorato, in un bel parco immerso nel verde, hanno davvero fatto un ottimo lavoro; c’era anche una canzone scritta appositamente per l’evento. E poi, dal palco, personaggi di spicco hanno difeso a oltranza il diritto alla libertà di scelta vaccinale e terapeutica. I partecipanti sono rimasti molto soddisfatti: “è stata un’emozione fortissima”, “eravamo in 100000!”, “che lezione per i nostri politici…”, sono alcuni commenti che ho letto sui social media.

Però, in mezzo a tutto questo sfarzo, si nasconde la granitica verità, che nessuno vuole più vedere; è relegata in un angolo, calpestata rabbiosamente, ma con il sorriso sul volto, dai manifestanti con maglietta, frase scritta e cappellino del colore ordinato dalle associazioni che organizzano eventi il cui peso politico e sociale, nella realtà concreta, è pari a zero. Forse è bene dare un nome a questo fenomeno… mi viene in mente “turismo del dissenso”.

Ma la verità è ben più amara del succo di frutta, fresco di borsa frigo, che gli arancioni manifestanti avranno bevuto ieri sera per tentare di rinfrescarsi. In tanti sono convinti che 100000 persone, rinchiuse in un parco ben lontano da Roma a gridare “libertà”, sia un forte segnale per i politici, che non potranno ignorare. Guardando le foto dall’alto della “marea arancione” mi sono intenerito e indignato nello stesso tempo per quanto immensamente siano, diciamo ingenui, molti italiani. Non hanno ancora preso davvero coscienza di ciò che sta accadendo; sognano, inseguono personaggi carismatici che tramite i social gli fanno fare quello che vogliono.

Continuate a dormire, cari compatrioti… a sognare un domani migliore, a riempirvi di “energia positiva” mettendovi la maglietta che vi viene ordinata, “rivedendo” le stelle, andando in piazza a gridare lo slogan di turno… ma quella granitica realtà, nell’angolino, che vi rifiutate di guardare in faccia, presto busserà prepotentemente alla vostra porta di casa, e sarà davvero troppo tardi.

Il turismo del dissenso

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